Parco Nazionale del Pollino: dove si trova e cosa fare

I Parchi Naturali, luoghi simbolo dell’ecoturismo, rappresentano il modo migliore per entrare in una dimensione surreale, uscendo dalla frenesia della vita moderna, permettono di godere appieno delle giornate all’aria aperta.

Tra i 24 Parchi che troviamo sparsi sul territorio italiano, il Parco Nazionale del Pollino merita sicuramente una visita.

Istituito ufficialmente nel 1993, con i suoi 192.565 ettari, è la più vasta zona protetta tra quelle di più recente costituzione. L’Ente, dotato di personalità di diritto pubblico, è sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente.

Dove si trova

Il Parco Nazionale del Pollino si estende a confine tra la Basilicata e la Calabria, lungo la catena montuosa dell’Appennino meridionale, sui Massicci del Pollino e dell’Orsomarso. Ci si trova immersi tra le vette più alte del Mezzogiorno d’Italia, dalle cui cime, che sfiorano i 2200 metri di altitudine, innevate da novembre a maggio, si possono scorgere le coste tirreniche e ioniche, ammirando, senza bisogno di binocolo, i litorali occidentali di Maratea, Praia a Mare, Belvedere Marittimo e, a oriente, la linea costiera che si estende da Sibari a Metaponto.
Rocce dolomitiche, massi erratici, gole profonde e pascoli di alta quota con ampie vallate rendono il paesaggio strabiliante.

Flora

L’emblema del Parco reca, stilizzata, la forma di un albero. Si tratta del Pino Loricato, una conifera sempreverde che vive nella penisola Balcanica e, in Italia, cresce spontanea esclusivamente sull’Appennino Calabro-Lucano, tra i 600 e i 1800 metri sul livello del mare. La sua imponente presenza si mostra soprattutto sui monti dell’Orsomarso, sul monte La Spina e sul monte Alpi. La vegetazione che si può ammirare in un ambiente così vasto è estremamente variegata.

Nelle zone a clima più temperato prosperano le essenze tipiche della macchia mediterranea, come: Alloro, Corbezzolo, Erica, Mirto e Rosmarino; nel sottobosco crescono frutti utilizzati per la preparazione di marmellate e liquori, come Fragoline di bosco, Lamponi, More e bacche di Ginepro; mentre in alta quota, gli ampi pascoli si alternano a Querce, Castagni, Carpini, Aceri, Roveri e Faggi. Non mancano campi di fiori variopinti come Genziane, Viole, Narcisi e Peonie, oltre ad alcuni tipi di Orchidea. Anche le erbe officinali trovano un clima adatto alla loro crescita, inebriando l’aria con profumi intensi di Lavanda, Genziana, Camomilla, Origano, Salvia e Timo.

Fauna

Alzando lo sguardo, sopra le vette della catena montuosa, si può ammirare l’Aquila Reale con tutta la sua imponenza. Altri rapaci solcano questi cieli immacolati: Astore, Gheppio, Falco Pellegrino, Poiana e Sparviere; mentre la notte i boschi si popolano di rapaci dal volo impercettibile, confermando la loro presenza con il bubolare del Gufo reale e il canto di Allocchi e Barbagianni.

Tra i volatili più comuni ci sono: Quaglie, Pernici, Cardellini, Cornacchie, Gazze, Picchio nero e Corvi Imperiali.

In questo ambiente magico, si possono incontrare diverse specie animali: Lupi Appenninici, Gatti selvatici, Volpi, Cinghiali, Faine, Donnole, Puzzole, Martore, ma anche Ricci, Lepri, Caprioli, Scoiattoli e il rarissimo Driomio calabrese, un piccolo roditore che ricorda il più comune Ghiro. Si possono poi incontrare rettili e anfibi, come Salamandre e Ramarri, mentre sulle rive dei fiumi si può avere la fortuna di incontrare la Lontra.

Cosa fare

Le attività principali da svolgere all’interno del Parco non possono che essere le escursioni.

Passeggiare lungo i sentieri che portano ai Piani del Pollino o alle vette del Dolcedorme, libera la mente e permette di essere parte di una natura incontaminata.

Qualsiasi sport che non urti l’ambiente può essere svolto in questa oasi naturale: dal trekking all’arrampicata, dalla mountain bike alla canoa, fino ai lanci dai pendii. Alcuni centri equestri organizzano passeggiate a cavallo sia per neofiti che per esperti, regalando sensazioni uniche sui sentieri meno battuti, per poi soggiornare negli splendidi agriturismi che si trovano in questo territorio.

Molti corsi d’acqua solcano il Parco, tra i quali vanno ricordati: il fiume Sinni, che scorre per quasi 100 Km, e il fiume Lao, sulle cui acque trasparenti è possibile praticare rafting e canoa.

La diversità ambientale offre molte possibilità anche per i più piccoli, regalando sentieri incantevoli e accessibili, prati in fiore e musei, tra cui quello del Lupo ad Alessandria del Carretto.

Per grandi e piccini c’è il Parco Avventura del Pollino, che offre diverse possibilità: dall’arrampicata sportiva ai percorsi aerei su piattaforme di diversa altezza, dall’orienteering al trekking sui fiumi.

Cosa vedere

Si possono visitare affascinanti luoghi di interesse storico, che si incastrano perfettamente con l’ambiente che li circonda, come:

  • Il Santuario della Madonna del Pollino a San Severino Lucano;
  • Il Santuario di Santa Maria delle Armi a Cerchiara di Calabria;
  • Il Castello di Valsinni;
  • Laino Castello e il Centro Storico.

Un susseguirsi di emozioni uniche e impagabili, caratteristica di un luogo unico fatto di una miriade di ambienti diversi. Lo sanno bene gli uomini che ancora abitano questi luoghi, mantenendo viva la montagna e i suoi dialetti, lavorando legno, ceramica e ferro. Un territorio così affascinante da essere divenuto patrimonio mondiale, dopo l’inserimento da parte dell’UNESCO nella lista globale dei geoparchi, avvenuta nel 2015.

Migliori Località Sciistiche del Friuli Venezia Giulia

Sono diverse le località dove si può sciare in Friuli Venezia Giulia, tutte dislocate tra le Alpi e Prealpi Carniche e le Alpi e Prealpi Giulie. Le piste, che si sviluppano su un’area piuttosto vasta (circa 250 km), sono ben tenute e tutte raggiunte da innevamento artificiale.

Si può praticare sci alpino con percorsi facilitati per bambini e principianti, e sci di fondo, oppure, per gli amanti di questa pratica, lo snowboard. Si possono inoltre trovare aree slittino e intere zone dedicate a giochi sulla neve, o addirittura impianti di bob su rotaie.

Oltre alle piste, ogni località offre panorami suggestivi, ristoranti tradizionali dove si possono assaggiare le specialità del luogo o itinerari turistici sulla storia di questa parte del Friuli Venezia Giulia.

Vediamo insieme quali sono e cosa offrono, nel particolare, i comprensori di questa regione.

Forni di Sopra

E’ il principale comparto sciistico delle Dolomiti friulane sulle Alpi Carnie. Da qui si può godere di una veduta maestosa dei cinque giganti che circondano la zona: il Monte Cridola, il Pramaggiore, il Bivera, il Clapsavon e il Clap Varmost.

A valle, dove troviamo seggiovia triposto e skilift, è più adatto a sciatori principianti e a bambini, mentre la skiarea del Varmost (dove ci sono anche seggiovie quadriposto) è più battuta da sciatori esperti. A fondo valle invece si pratica sci di fondo su un’area di 13 km.

Da qui, con seggiovia, si raggiunge anche Malga Varmost, a circa 1758 m. Un luogo, in alta quota, dove assaporare formaggi tipici e prodotti locali completamente naturali.
Anche il tessuto urbano di Forni di Sopra risulta particolarmente interessante, con gli edifici tradizionali intorno a Piazza del Comune che un tempo erano antichi fienili.

Piancavallo

E’ piuttosto recente la costituzione a località turistica di questo luogo ma, nonostante ciò, presenta diverse piste sia per lo sci alpino che per lo sci di fondo (addirittura per questa pratica sono previste 30 piste ad anelli). In periodi di neve scarsa provvede l’innevamento artificiale, quindi le piste sono sempre tutte disponibili per qualsiasi pratica sportiva. Famoso è il Funk Park, con tragitti dedicati a principianti dello snowboard e dello sci freestyle, e altri per utenti di livello medio.

Da non perdere Nevelandia, il parco giochi sulla neve attrezzato con tappeti mobili, area per lo sci, zona slittino e gommoni, e discesa per il bob.
Qui i servizi sono ottimi, le piste in prossimità del centro e dei locali sono un’ottima attrattiva per gli utenti, ed è facilmente raggiungibile perché piuttosto vicino all’autostrada.

Zoncolan/Ravascletto

E’ una località più adatta a chi non pratica sci ad alti livelli. Presenta delle piste sicure per i meno esperti, ed essendo la zona meno frequentata delle altre, è più facile praticare piste in sicurezza fermandosi ogni tanto presso i numerosi punti ristoro o nei ristoranti, dove si respira una vera atmosfera alpina tra scorci mozzafiato e la piacevole cucina friulana.

Si può fare anche tranquille escursioni con il gatto delle nevi o ciaspolate lungo sentieri innevati o trascorrere momenti di puro relax nelle vicine terme, a soli 5 km di distanza.

Sella Nevea

Situata nella conca tra il Monte Canin e lo Jof di Montasio, è una zona adatta a sciatori alpinisti e free riders, visto che è famosa per gli eccitanti fuoripista.
Si può scegliere di battere piste tra Italia e Slovenia (area di Bovec) con lo stesso skipass a ore, cosa che evita code e perdite di tempo inutili.

Sede di diverse competizioni nazionali e mondiali, possiede uno dei 4 trampolini di Coppa del Mondo di salto con gli sci, altro motivo di attrazione per gli appassionati del settore.

Fondamentale la tappa al rifugio Gilberti, uno dei migliori rifugi del triveneto, raggiungibile anche con funivia che sale da Sella. Location meravigliosa, panorama stupefacente, cibo con pietanze tipiche (ottimo il frico con polenta) e grappe da gustare in una terrazza suggestiva.

Tarvisio/Monte Lussori

E’ un comparto con 24 km di piste da discesa adatte a principianti e al livello intermedio, e 55 km di piste per sci di fondo. Dotato di 10 impianti di risalita e di 4 tappeti trasportatori (di cui 3 coperti) garantisce l’innevamento artificiale in tutto il comprensorio.

Al confine tra Austria e Slovenia è sicuramente la località sciistica più conosciuta. La pista più famosa è quella che collega il Monte Lussari a Camporosso, paese della Val Canale, dove una potente illuminazione del percorso permette anche lo sci notturno.

Il punto forte di questa località è senza dubbio il Monte Lussari, il “balcone” delle Alpi Giulie. Sede di un santuario, rappresenta un luogo di interiorità oltre che di preghiera, dovuto al contesto magico in cui si trova: un panorama sulla conca del Tarvisio e sulle montagne vicine di puro splendore.

Migliori località sciistiche italiane per bambini

Se siete alla ricerca delle migliori località sciistiche in Italia, adatte sia agli adulti che ai bambini, questa guida fa a caso vostro.

È bene, infatti, organizzarsi per tempo e valutare tutte le diverse opzioni, in modo da risparmiare sul budget e non lasciare niente al caso.

1) Val di Fiemme (Trentino)

Questa località è la migliore se si parla di vacanze in famiglia, ed è situata in Trentino Alto-Adige.

Tra le caratteristiche che consentono alla Val di Fiemme di essere tra le migliori vi è sicuramente il fatto che i maestri di scii sono davvero preparati, e che ci sono tantissime strutture che dispongono di tapis roulant, slittini, tobby.

Il divertimento dei bambini è assicurato grazie alla presenza di quattro diversi parchi-regno, ambientati in questo fantastico paesaggio innevato.

Al seguente link potrete approfondire la meravigliosa Val di Fiemme: https://www.montagnaestate.it/val-di-fiemme/

2) Passo del Tonale (Lombardia)

Anche questa località è perfetta per le coppie che hanno bambini, grazie al fatto che le piste siano soprattutto per bambini o per principianti.

Anche qua vi sono bravissimi e capaci maestri di scii, e si trova anche un fantastico parco giochi sulla neve chiamato Fantaski, dove i bambini potranno divertirsi sia con gli sci che senza. Le lezioni di sci e snowboard sono anche per i più piccoli (dai tre ai sei anni) rigorosamente seguiti da un maestro.

3) Antagnod (Valle d’Aosta)

Antagnod è una scuola di scii adatta sia ai bambini che ai principianti, caratterizzata dalla presenza di un personale qualificato che dimostra molta pazienza nell’insegnare soprattutto ai più piccoli.

Le piste sono lunghe e tranquille, ed è possibile scegliere tra lezioni di scii individuali oppure collettive. Ancora, è presente un Baby Snow Park, che comprende due diversi tapis roulant, uno perfetto per lo sci e uno invece adatto ai piccoli che vogliono solo divertirsi e giocare con la neve.

4) Val Gardena (Alto-Adige)

La Val Gardena è una località sciistica adatta a tutti, che dispone di una struttura di cui sicuramente avrete sentito parlare: il Family Spa Grand Hotel. Gli adulti vi possono accedere solo se accompagnati dai bambini, e proprio per questo si dice che siano i figli a portare in vacanza i genitori.

Inoltre, è dotato di una grande Spa, perfetta sia per adulti che per bambini, e di un’area giochi da ben 1000 metri quadrati, in cui i più piccoli possono divertirsi. Così, mentre loro giocano gli adulti possono sciare tranquillamente.

5) Fai della Paganella (Trentino)

Questa località sciistica presenta la possibilità di seguire diversi corsi, sia quelli collettivi e per i più piccoli, che quelli di snowboard, di freestyle e di agonismo. Inoltre, è presente anche un asilo, il Mary Poppins, dove i più piccoli (fino a cinque anni) possono divertirsi mentre gli adulti vanno a sciare.

Ancora, sono presenti tante aree giochi, come il Fun Park o il Baby Park, con castelli, slittini e tapis roulant. I maestri sono preparati e hanno molta pazienza soprattutto con i più piccoli e con tutti coloro che sono alle prime armi.

Conclusioni

Viaggiare sulla neve con i bambini richiede, da parte dei genitori, tantissime attenzioni. Assicuratevi di fornire ai propri bimbi tutto il necessario per godersi la vacanza sciistica e di proteggerlo dalle basse temperature.

Scegliere accessori moda e accessori sportivi di qualità è un ottimo modo per tutelare quanto più possibile la salute e la sicurezza dei propri figli.

Per i bimbi più piccoli, optate sempre per piumini di qualità, realizzati con ottimi materiale e dall’elevato potere riscaldante. Potete trovare maggiori info su queste interessanti offerte sui piumini per bambini.

Per i più grandicelli, invece, assicuriamoci sempre di acquistare:

  • giubbini che proteggono davvero dal freddo,
  • sciarpe, guanti e cappelli con alto potere riscaldante
  • accessori sportivi sicuri e certificati

Dove sciare in Alto Adige?

Con tutte le meravigliose località sciistiche di cui dispone la nostra amata Italia non é mai facile, nemmeno per uno sciatore esperto, decidere dove passare la settimana bianca. Una cosa però é certa: da sempre la grande bellezza delle Dolomiti, patrimonio dell’UNESCO, favorisce un grande afflusso di sciatori e turisti. Vediamo insieme quali sono i posti migliori per sciare in Alto Adige.

Come abbiamo potuto apprendere dal sito lovebolzano.com alla pagina https://lovebolzano.com/dove-sciare-vicino-a-bolzano.php le località più importanti per sciare in Alto Adige sono le seguenti:

Area Sciistica Alta Badia

Con 130 km di piste di diverse difficoltà, questa area sciistica é una delle più amate in assoluto. Non solo adatta a sciatori esperti, ma anche a principianti e famiglie, grazie alle lunghe e spaziose piste che permettono a tutti di godersi il momento di sport e la grandiosa vista.
É inoltre possibile immergersi nella storia attraverso il famoso giro della Grande Guerra, dove si possono incontrare reperti storici come le trincee.

Val Gardena

Una delle mete migliori a detta degli esperti, che consigliano il giro sciistico Sella Ronda, il quale tocca quattro passi dolomitici. Conta un totale di addirittura 168 piste, adatte a qualsiasi livello, dal più facile al più arduo. Il territorio della Val Gardena comprende vari comuni, tra cui Ortisei, Santa Cristina e Selva, situata a ben 1563 metri. La sua pista più famosa e anche più impegnativa (3 km) é la Saslong, in passato la sede di 2 gare di Coppa del Mondo di Sci maschile.

Maranza-Valles

Si tratta di una località pensata in particolar modo per chi ha voglia di imparare a sciare o per gli appassionati di snowboard, siccome é provvista di una pista quasi piana ed estremamente facile lunga 1 km e mezzo. Ma non solo, si possono trovare altre piste rosse più impegnative e per i più temerari anche dei fuori-pista strepitosi.

https://www.repubblica.it/viaggi/2020/03/02/news/maranza_alto_adige_settimana_bianca_neve-250016672/

Ski Area Carezza

Con un totale di 40 km di piste, Ski Area Carezza é la meta ideale per le famiglie, grazie alla Family Fun Line e alla scuola di scii con l’area dedicata ai bambini. Il punto forte di questa località é che ha aderito un anno fa al Patto per la Neutralità Climatica 2025 ed é quindi estremamente rispettosa nei confronti dell’ambiente. Per esempio, sono organizzate giornalmente navette nell’ottica di spostamenti più sostenibili.

Plan de Corones

Stazione sciistica a 2275 metri di quota, con ben 119 km di piste di tutti i livelli e 32 moderni impianti di risalita, é una delle mete preferite degli esperti sciatori, grazie alle famosissime ”Black Five”, 5 piste nere molto impegnative anche per i migliori. La località presenta vasti e larghi pendii praticamente sprovvisti di alberi, motivo per cui le discese sono sicure e gradevoli.

Alpe di Siusi

Ultimo ma non meno importante, si tratta dell’altopiano più vasto d’Europa, che offre una vista mozzafiato di 360 gradi su altre cime, per esempio quella della Marmolada. Inoltre, una parte dell’area ospita il meraviglioso parco naturale dello Sciliar.
Con l’83% di piste rosse, é la meta perfetta per gli sciatori di livello intermedio

I più famosi Alpinisti Italiani

Gli alpinisti italiani più famosi di questa disciplina hanno contribuito a rendere grande la passione per la montagna. Fare alpinismo vuol dire affrontare ogni genere di difficoltà nella scalata di una montagna o di una parete, sfidando ogni volta i propri limiti.

Walter Bonatti

La disciplina prende il nome dalle stesse Alpi, per cui gli italiani si sono sempre contraddistinti nella passione per le vette da scalare. Tra gli alpinisti italiani più importanti c’è il bergamasco Walter Bonatti. Non solo alpinista, ma esploratore, giornalista, scrittore e fotoreporter. Era stato soprannominato ‘il re delle Alpi’, a testimonianza della sua grandezza a livello mondiale. Non solo ha scritto diversi libri, ma nei suoi reportage per riviste come ‘Epoca’ è arrivato negli angoli più impraticabili del mondo. Nel ’54 è il più giovane a partecipare alla scalata del K2, ma avrà alcuni dissidi con altri alpinisti.

Achille Compagnoni

Tra questi c’è Achille Compagnoni, un alpinista dal curriculum di tutto rispetto. Questo gli guadagnò la convocazione da parte di Ardito Desio nel ’54, per far parte della spedizione italiana sul K2. Non solo divenne suo braccio destro, ma lo designò anche per tentare l’assalto alla vetta più alta. Impresa che portò a termine insieme a Lino Lacedelli, ma che scatenò il famoso ‘Caso K2’ con Bonatti. Solo 50 anni dopo il CAI riconosciuto la veridicità della versione di Bonatti.

Lino Lacedelli

Lino Lacedelli è stato protagonista di molte imprese alpinistiche, con arrampicate di notevole difficoltà. Nel ’54 lui e Compagnoni sono i primi uomini ad arrivare in cima al K2, la seconda vetta più alta del pianeta. Questo gli fa conquistare una medaglia d’oro al valore civile, mentre 50 anni dopo gli vale la nomina a cavaliere di Gran Croce. La spedizione che gli conferisce onori e popolarità però gli è costata l’amputazione di un pollice a causa dei congelamenti subiti alle dita.

Carlo Mauri

Carlo Mauri è stato un alpinista ma anche esploratore. Dopo le prima ascensioni sull’arco alpino con Walter Bonatti e poi in solitaria sul Monte Bianco, ha effettuato moltissime spedizioni. Prima conquista la vetta del Monte Sarmiento nella Terra del Fuoco, poi scala il Gasherbrum IV in Pakistan con Bonatti. Successivamente le sue scalate spaziano fra Congo, Argentina, Groenlandia, Tanzania  e altri luoghi.

Luis Trenker

Alois Frank Trenker (noto come Luis) è stato un attore, regista, scrittore, ma anche alpinista e bobbista italiano. Più precisamente un altoatesino di madrelingua ladina. Fin da giovanissimo cominciò a lavorare come guida alpina e maestro di sci. Successivamente la sua vita si intrecciò anche con gli avvenimenti della prima guerra mondiale.  I primi contatti con il cinema vennero in seguito, quando grazie alle proprie doti di alpinista ottenne il ruolo di protagonista in pellicole a tema. La carriera di attore si è poi incrociata con quella di regista e autore, dove i temi della montagna e della sua gente tornano sempre molto vivi. La sua carriera ha incontrato anche l’attività sportiva con il bob. Ha disputato i giochi olimpici invernali di Chamonix-Mont-Blanc del 1924, classificandosi al sesto posto nella gara di bob a quattro.

Il Monte Everest: tutto quello che c’è da sapere

Il monte Everest non solo rappresenta la vetta più alta dell’Asia, ma dell’intero pianeta. Con i suoi 8.848 metri sul livello del mare, si erge fra Cina e Nepal, incorniciato dalle altre vette della catena dell’Himalaya.

Il fascino del monte Everest

Questa montagna da sempre ha affascinato migliaia di persone che si sono cimentate nell’impresa di scalarla fino alla vetta. Purtroppo non sempre le spedizioni sono andate a buon fine, con la morte di diversi alpinisti, deceduti a causa di valanghe, assiderazione e cadute. Di certo il monte Everest è uno dei luoghi più suggestivi della Terra e ci sono tante curiosità che lo riguardano.

La vetta più alta

Il primo nome di questa montagna è stato Cima XV, ma nel 1865 è stato ribattezzato con il nome attuale. Questo per rendere omaggio al britannico Sir George Everest, responsabile dei geografi inglesi in India. Sono stati proprio loro nel 1856 a scoprire che si trattava della vetta più alta del pianeta. Ogni anno la cima guadagna ulteriori 4 mm di altezza, che diventano 40 cm in un secolo di vita. In realtà si tratta della cima più elevata sul livello del mare, perché quella più notevole dalla base alla vetta è invece il Mauna Kea alle Hawaii.

Geologia e temperature

Da un punto di vista strettamente geologico, si tratta di una vetta giovane: ha soltanto circa 60 milioni di anni! La catena si è formata dopo la collisione della placca terrestre indiana con quella eurasiatica, che ancora oggi sono in movimento. Lo dimostra anche il fatto che l’attività sismica è molto presente.

Il clima sul monte Everest è ovviamente molto rigido, con temperature che hanno toccato anche i -60° con il vento. Di solito il mese più rigido è febbraio, mentre agosto è il momento più caldo, con una temperatura attorno ai -20°. Quando si sale oltre i 5.300 metri, ci sono sempre neve e ghiaccio: si tratta del limite delle nevi perenni. Raggiunti gli 8.000 metri di altezza, si arriva alla famosa “zona della morte”, dove non c’è ossigeno per la sopravvivenza umana.

I campi base

Il 1953 è stato l’anno in cui per la prima volta l’uomo ha scalato la cima dell’Everest. Da quel momento circa 7.000 persone hanno replicato l’impresa, molte delle quali hanno ripetuto l’esperienza. Per i turisti sono disponibili due campi base, uno sul versante nepalese e un altro su quello cinese, entrambi oltre i 5.000 metri. Scalare la cima non è un’esperienza alla portata di tutte le tasche. Per compiere l’impresa è necessario spendere 30.000 dollari a persona. Calcolando il periodo di acclimatamento e quello per raggiungere il campo base, la scalata dura circa 10 settimane.

L’impresa di Messner

La prima conquista della vetta dell’Everest risale al 1953, quando il neozelandese Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing Norgay raggiunsero la cima. Lo sherpa in precedenza aveva già tentato inutilmente lo sforzo per ben sei volte. Un record speciale spetta anche all’Italia. Nel 1978 l’alpinista italiano Reinhold Messner ha scalato la vetta senza l’aiuto di bombole d’ossigeno. Soltanto due anni dopo, nel 1980, lo stesso Messner ha effettuato la prima scalata in solitaria.

Collezione Kappa FISI: grande qualità dei pantaloni

Il pantalone Kappa FISI è un indumento sportivo tecnico di grandissima qualità, molto adatto agli atleti che presentano delle necessità specifiche.

Prima di scoprirne le caratteristiche è interessante capire per quale motivo questo pantalone è denominato in questo modo.

 

La collezione Kappa FISI

 

FISI è la sigla della Federazione Italiana Sport Invernali, con la quale il noto brand Kappa ha instaurato una partnership.

Kappa è divenuta infatti lo sponsor tecnico di questa federazione, di conseguenza un’intera collezione di articoli del brand è stata denominata FISI.

Come si può facilmente intuire, in questa linea di indumenti si individuano esclusivamente capi ideati per lo sport invernale, dunque cappelli in lana, felpe, giubotti, polo, t-shirt, tute e molto altro ancora.

 

Le caratteristiche dei pantaloni Kappa FISI

 

I pantaloni Kappa FISI sono disponibili sia nella versione da uomo che in quella da donna, e si tratta appunto di un capo tecnico in grado di garantire un grandissimo comfort a chi pratica degli sport invernali.

Questi pantaloni hanno una vestibilità Slim Fit, molto adatta agli sport invernali in quanto accentua il comfort durante la prestazione atletica.

I pantaloni Kappa FISI sono prodotti in un materiale di grande qualità quale il nylon stretch, e sono un campo impermeabile al 100% e idrorepellente, dunque in grado di assicurare la massima comodità anche laddove si pratichi sport con delle condizioni climatiche particolarmente avverse.

Un dettaglio tecnico assai utile di questo pantalone corrisponde inoltre alle bretelle staccabili, senza trascurare cuciture termonastrate, rinforzi fondo gamba, zip di ventilazione, apertura fondo gamba e molti altri elementi in grado di ottimizzare il comfort nel corso della pratica sportiva.

Perfetti per lo snowboard, questi pantaloni Kappa FISI possono rappresentare una scelta ideale anche per altre pratiche sportive tipicamente invernali.

 

L’estetica dei pantaloni Kappa FISI

 

robe di kappa fisi catalogoAnche l’estetica è un punto di forza dei pantaloni Kappa FISI: questo capo, unitamente a tutte le altre proposte della collezione, fa sfoggio di uno stile sportivo ma allo stesso tempo molto sobrio, in linea con il tipico disegno del marchio Kappa.

I pantaloni Kappa FISI possono essere scelti in diverse varianti di colore, e anche questo è un aspetto che merita di essere sottolineato.

 

Svariate possibilità di abbinamento nella collezione FISI

 

Se si ha la necessità di abbinare questo pantalone a una felpa, a un giubbotto o ad altri capi dell’abbigliamento Kappa FISI è possibile trovare molti spunti interessanti.

Dal momento che tutti i capi di questa collezione presentano, come detto, delle caratteristiche tecniche di livello, abbinando i pantaloni ad altri elementi della collezione si può realizzare un completo di altissima qualità, in grado di donare il miglior comfort a chi pratica sport invernali anche con condizioni climatiche impegnative.

L’alta qualità di questi pantaloni sportivi si può rivolgere indistintamente sia ad atleti professionisti o di livello elevato che a semplici amatori: il comfort che contraddistingue la collezione Kappa FISI sa rivelarsi ideale in tutti questi casi.

Trekking a Gorroppu, il canyon del Supramonte

Quando si parla di Sardegna alla maggior parte delle persone viene in mente subito una spiaggia caraibica, mare turchese, sabbia bianca, oppure le notti brave della movida Vip a Porto Cervo, nella Costa Smeralda. Eppure c’è una Sardegna selvaggia e indomita che resta scolpita nell’animo molto più dello scintillio accecante delle boutique della piazzetta delle chiacchiere di Porto Cervo. Per conoscerla bisogna attrezzarsi bene e avere almeno un minimo di allenamento. Tra tutti gli scenari possibili, uno dei più suggestivi è il Supramonte, qui è possibile organizzare un’escursione di trekking a Gorroppu.

La Gola di Gorroppu

La Gola di Gorropu, o semplicemente Su Gorroppu come viene chiamata dai locali, è una gola formatasi per la forza dell’erosione esercitata dal rio Flumineddu, oggi inabissatosi in diversi punti e che dal suo passaggio ha lasciato un letto di massi bianchi che si snoda tra pareti rocciose di circa 400 metri di altezza, pareti così alte da essere classificato come il canyon più profondo d’Europa. Il canyon si trova al confine tra il territorio di Urzulei e di Orgosolo ed è un prezioso scrigno di biodiversità, al punto da essere considerato un vero e proprio monumento naturale. Sono tanti i miti e le leggende che aleggiano tra i massi bianchi del canyon, come quello de Sa mama ‘e Gorroppu, una sorta di strega che si aggira all’interno del canyon.

Un salto nella natura selvaggia

La Gola di Gorropu è attualmente aperta al pubblico previo pagamento di un ingresso al costo di 5 euro. Fino a pochi anni fa tutto il percorso per raggiungerlo era poco segnalato e l’ingresso libero, tuttavia, sia per mantenere il sito in buone condizioni, sia per evitare che i visitatori potessero perdersi (è una zona impervia e ci si perde facilmente), tutto il percorso è stato rivisto e segnalato in modo da rendere accessibile questa meraviglia della natura.

Trekking a Gorroppu

gorroppu trekkingIl canyon si può raggiungere con tre diversi percorsi principali. Il primo richiede un trekking di circa 6 km. Si tratta di un percorso molto semplice, praticamente tutto in pianura, che si snoda tra boschi e natura aspra costeggiando il letto del rio Flumineddu, rio ridotto a un rigagnolo nei mesi estivi. Si parte dal Campo base Gorroppu, SS 125, poco dopo l’uscita dal paese di Dorgali. Molto più affascinante il percorso che procede da Genna Silana, ma si tratta di un trekking decisamente più impegnativo. La lunghezza dalla casa cantoniera dove inizia il percorso fino all’imboccatura del canyion è di circa 4 km e il dislivello  è di 650 mt circa. Qui la natura è di una bellezza infinita.

Una volta giunti dentro la Gola si può fruire di un servizio guida o visitarla, ci sono delle funi già fissate a dei massi per l’arrampicata, tuttavia, se non si ha un minimo di allenamento, è sconsigliato avventurarsi troppo all’interno.

Il terzo percorso ha inizio in territorio di Urzulei e inizia proprio da quella che è la fine del canyon, ma questo percorso va fatto con le funi per cui è dedicato ai soli esperti.

Il rifugio

Quando si rientra dal trekking ci si può ristorare al Rifugio dal nome omonimo dove in un’ambiente caldo e accogliente, con poltrone vintage e oggetti dell’artigianato, si può gustare l’ottima cucina locale e riposare in camere confortevoli.

Arrampicarsi con la musica nelle orecchie è pericoloso?

Scopriamo quali sono i rischi di chi sceglie di arrampicarsi con la musica nelle orecchie.

Arrampicarsi con la giusta musica nelle orecchie

Tanti appassionati della disciplina dell’arrampicata scelgono di intraprendere tale pratica con la musica nelle orecchie. Quest’ultima viene garantita grazie all’aiuto di cuffie o auricolari in grado di funzionare in qualsiasi condizione. Stiamo parlando di vari tipi di diffusore acustico che consentono allo sportivo di potersi rilassare anche in condizioni non proprio semplici. Eppure, bisogna prestare la massima attenzione ai rischi che possono presentarsi quando si decide di arrampicarsi su una qualsiasi montagna. È necessario avere sempre gli occhi aperti fronteggiando gli imprevisti con il massimo della maestria e della padronanza.

I pro e i contro di arrampicarsi con la musica nelle orecchie

Di certo, chi sceglie di arrampicarsi ascoltando i propri brani preferiti con l’ausilio delle cuffie può essere un vero toccasana. I giusti pezzi musicali sono in grado di conferire quella dose di relax e tranquillità che può servire in determinate circostanze. Le canzoni devono avere un effetto calmante e preferibilmente ascoltate ad un volume non troppo esagerato. Ed è proprio con questo elemento che hanno a che fare le maggiori controindicazioni. Un diffusore acustico posto ad elevato volume può prima di tutto essere molto dannoso per l’udito. Col passare del tempo, potrebbero verificarsi disturbi molto dannosi per le orecchie e non solo. Inoltre, se si eccede, si va incontro ad un pericolo molto elevato durante l’arrampicata, in quanto lo sportivo può distrarsi e il rischio di incidenti appare in netto aumento.

La scelta del giusto diffusore acustico per l’arrampicata

È sicuramente preferibile intraprendere un’arrampicata con la musica nelle orecchie servendosi del diffusore acustico adatto alla circostanza. La piattaforma di e-commerce Sonus Faber nasce proprio con l’intento di garantire alla sua vasta clientela il prodotto perfetto per qualsiasi evenienza. Ogni utente può selezionare cuffie ed auricolari in base alle proprie necessità tra una gamma di prodotti molto ampia e variegata. C’è soltanto l’imbarazzo della scelta!

Arrampicata sportiva, da dove si inizia

L’arrampicata sportiva è un’attività che impegna non soltanto tutti i muscoli del corpo, ma anche la testa. Molti pensano che arrampicarsi sia un sport meramente fisico, invece entrano in gioco diversi elementi tra cui concentrazione, tecnica, scaltrezza, creatività. Perché creatività? Perché ci si deve saper destreggiare anche grazie all’uso della fantasia, perché determinate situazioni richiedono  non solo concentrazione e bravura tecnica, oltre che le capacità fisiche, ma anche di trovare rapidamente una soluzione in caso di necessità.

Si inizia dalla palestra

Il modo migliore per avvicinarsi a questo sport che può esser anche molto duro, come in outdoor, è certamente la palestra, soprattutto per i più piccoli. Ci sono vari tipi di palestre, quelle grandi, che generalmente si trovano nelle grandi città, e quelle di dimensioni più piccole che si possono trovare nelle piccole cittadine. Il trend di questi ultimi anni da questa attività in forte crescita, lo dimostrano anche le iscrizioni in palestra.

arrampicata-sportiva-02Quali sono i requisiti richiesti? Sicuramente prima di tutto bisogna avere autostima di se stessi e una forte determinazione perché quando ci si trova su una parete se non si crede nelle proprie capacità non si possono superare eventuali difficoltà. Non importa se non si è allenati, un buon corso insegnerà ad allenarsi in modo ottimale per affrontare l’arrampicata. Una buona resistenza è necessaria, ma può essere allenata anche quella.

Equipaggiamento

Per cominciare sarà sufficiente solo l’abbigliamento, quindi le scarpe da arrampicata e degli indumenti tecnici specifici, ma per i bambini va bene per le prime volte anche una normalissima tuta da ginnastica. Chiaramente quando ci si arrampica in palestra, su parete artificiale, tutta l’attrezzatura verrà fornita dalla palestra stessa, mentre se si andrà su parete outdoor ci si dovrà munire dell’attrezzatura necessaria. Occorre quindi gesso, imbragature, corde, moschettoni, casco scarpe specifiche che siano atte a determinate performance.

Non sarà una spesa eccessiva, sebbene si consiglia sempre di non lesinare soprattutto per quanto riguarda imbragature e moschettoni, che devono essere di ottima fattura, ma anche le scarpe dovrebbero essere di quelle tecniche appunto focalizzate più sulle performance piuttosto che sulla comodità.

Generalmente dopo qualche mese di allenamenti si riesce a ottenere dei buoni risultati se si è sufficientemente motivati, chiaramente, non bastano per potersi arrampicare e cimentare in pareti di un certo livello. Ogni cosa si raggiunge e si ottiene con sacrifici e tanto allenamento. Per questo è bene iniziare da bambini se si ha intenzione d continuare. Diversamente l’arrampicata resta uno sport divertente e utile per mantenersi in forma e concentrati, anche se fatto solamente a livello amatoriale.